DODICESIMO CONGRESSO DI RIFONDAZIONE: UNA VELOCE COMPARAZIONE TRA LE DUE BOZZE DI DOCUMENTO PRESENTATE
I prossimi trentuno gennaio, primo e due febbraio si terrà, in una località al momento ancora sconosciuta, il dodicesimo congresso nazionale di ciò che resta di Rifondazione: un’assise che sarà preceduta – nelle settimane precedenti – dalle assemblee di Circolo, di Federazione e dei Comitati regionali, in cui si vedrà fronteggiarsi due documenti politici, al momento ancora a livello di bozze.
Il primo, intitolato “Fuori la guerra dalla storia”, consta di quarantacinque pagine ed è sottoscritto dalla maggioranza della Commissione politica: Maurizio Acerbo, Fulvia Bilanceri, Anna Camposampiero, Antimo Caro Esposito, Elena Coccia, Vincenzo Colaprice, Barbara Evola, Paolo Favilli, Eleonora Forenza, Dino Greco, Antonio Marotta, Raul Mordenti, Gianluigi Pegolo, Antonella Piraccini, Mirna Testi, Gabriele Zanella.
Il secondo, che si limita a trenta fogli ed ha come titolo “No alla guerra, per un mondo nuovo. Per una coalizione popolare contro la guerra, il liberismo, il fascismo”, è stato sottoscritto dalla minoranza, composta da: Valeria Allocati, Paolo Bertolozzi, Marina Boscaino, Paolo Ferrero, Mara Ghidorzi, Tonia Guerra, Cristian Iannone, Enrico Lai, Roberta Leoni, Nicolò Martinelli, Chiara Marzocchi, Dimitrij Palagi, Antonello Patta detto Nello, Tania Poguisch e Roberto Villani.
Nel primo scritto, in sostanza, si precisa (pagina cinque) come l’attuale dirigenza intende muoversi: peccato che, se dovesse prevalere questa impostazione, saremmo in presenza di un vero e proprio confusionismo tipico di chi non ha una posizione ideologica ben definita, e per questo si barcamena tra le parole, senza dare una precisa indicazione di rotta per il futuro.
Ci dovrebbero spiegare il significato della seguente frase: «rivendichiamo gli ideali dell’internazionalismo socialista e comunista che – con i principi della nostra Costituzione nata dalla Resistenza e le elaborazioni dei movimenti pacifisti – continuano a essere la nostra bussola in un mondo che il capitalismo precipita di nuovo nella guerra».
Il riferimento all’internazionalismo socialista lascia per strada il dubbio su quale socialismo si intenda emulare: quello di Rodolfo Morandi, quello di Alessandro Pertini, oppure quello di Benedetto Craxi detto Bettino; per quanto riguarda il Presidente dubitiamo sia il suo il modello da seguire, visto l’elogio funebre che fece, alla Camera dei Deputati, il giorno del decesso del compagno Stalin.
Come se non bastasse ecco l’altro argomento a cui si scrive di voler restare attaccati: quello dell’internazionalismo comunista; vorremmo sapere come sarebbe possibile essere fedeli a quel concetto quando la Terza Internazionale Comunista è sempre stata vista da costoro come la degenerazione degli ideali della Rivoluzione d’Ottobre, ed avendo nello Statuto il rifiuto del marxismo-leninismo.
A pagina venticinque ecco un nuovo florilegio, a partire dal così detto “comunismo democratico” «che si pone oggi il compito della costruzione di un’alternativa alla tendenza antidemocratica propria del capitalismo contemporaneo e a prefigurare un’alternativa di società»; non sia mai che venga precisato quale modello di società si vorrebbe raggiungere: se socialista o a capitalismo temperato.
Quindi subito dopo si continua: «Su questo piano è necessario riprendere la “battaglia culturale” contro il revisionismo storico e la narrazione anticomunista dominante sia per riaffermare la necessità di un altro comunismo possibile che costituisce la stessa ragion d’essere della rifondazione comunista»: sarà forse per questo che gli unici riferimenti ideologici citati nel papello con accezione positiva sono Karl Marx, Friederich Engels e Lev Davidovic Bronstein detto Trotsky.
Al termine della lettura del documento, l’unica nota positiva che ne ricaviamo è la critica della tattica incentrata sugli appuntamenti elettorali; anche qui, però, non sembra essere colpito il bersaglio: non crediamo sia una buona cosa che oggi sembri «a volte che per un Partito debole nel suo radicamento sociale, debolissimo sul piano ideologico e culturale, le elezioni rappresentino il luogo privilegiato, se non l’unico, della identità».
In contraddizione, ecco cosa sostengono, subito appresso, l’Acerbo ed i suoi seguaci: «Ciò determina una sorta di paradossale elettoralismo estremistico, che abbiamo duramente pagato in molte situazioni: elettoralismo, perché si mette al centro di tutto, come elemento prioritario (se non unico) dell’identità del Partito il fatto elettorale, ma estremistico, perché si declina questo problema con considerazioni settarie, che nulla hanno a che fare con il conseguimento di un buon risultato elettorale (ad esempio rifiutando qualsiasi alleanza, anche quelle rese necessarie dalle infami leggi elettorali vigenti o da spazi concreti di iniziativa)».
La conseguenza logica del ragionamento appena ribattuto è, chiaramente, la proposta di andare a fare la nuova “sinistra del centrosinistra” (come recitava uno slogan del Partito dei Comunisti Italiani che non ebbe fortuna) cosa che chiarisce definitivamente quali siano le reali intenzioni di coloro – tra cui spicca l’amico Marco Sferini che sulle colonne della Sinistra Quotidiana, il blog da lui coordinato, spiega bene la battaglia che la dirigenza è chiamata a fare – che propongono una tale via d’uscita per il futuro.
E’ proprio quest’ultima soluzione, individuata per provare ad allontanarsi dalla crisi che appare senza fine, a costituire la principale, se non sola, differenza tra i due scritti; i sostenitori del papello alternativo sostengono la necessità di creare una “alleanza popolare” con soggetti affini in funzione di contrasto alle politiche antipopolari portate avanti dalla destra moderata.
«Avanziamo questa proposta di convergenza a tutte le forze politiche, sociali, culturali, a tutte le donne e gli uomini che si sono espressi contro la guerra e condividono la necessità di costruire una alternativa visibile e credibile alla guerra, al liberismo, alla devastazione ambientale, al fascismo. Proponiamo che la coalizione popolare sia il progetto a cui lavorare da subito per le prossime elezioni politiche italiane, al fine di costruire in tempi utili una proposta visibile e riconoscibile, che si presenti in alternativa ai poli politici esistenti ed alle forze, come il PD, che sostengono la guerra e l’austerità. Le alleanze elettorali su nodi come la guerra e la pace non sono passaggi tattici ma strategici».
Insomma, per i sostenitori della “linea Ferrero” occorre tenersi lontani dal Partito Democratico e dai suoi cespugli per poter rimarcare agevolmente le differenze esistenti tra Rifondazione e la destra moderata: questo soprattutto perché sono consci del fatto che, in caso di accostamento a quella che si autodefinisce “sinistra moderata”, una altamente probabile crisi su qualunque tema, porterebbe alla cancellazione definitiva del soggetto fondato da Armando Cossutta.
Bosio (Al),07 novembre 2024
Stefano Ghio - Proletari Comunisti Alessandria/Genova
http://pennatagliente.wordpress.com